mercoledì 6 gennaio 2010
2010 has come and we are approaching a long new season. Brontolo Sailing Team is training in a new concept Gym Club: beautiful trainers and classic good music...
Tuff times need Tuff people!
Etichette: AV Lifestyle, Brontolo
sabato 26 dicembre 2009

Nel 1913 l’ inglese George Cockshott partecipò e vinse il concorso indetto dall’ I.Y.R.U. per la progettazione di una deriva che unificasse i vari modelli di “tender” con i quali gli armatori dei grandi yachts si sfidavano in appassionanti regate nei porti e nelle rade del nord Europa.
Nell'Inghilterra di fine Ottocento queste imbarcazioni si assomigliavano tutte:fasciame sovrapposto (detto a clinker), due banchi per vogare, poppa a specchio, bordo libero quanto bastava e albero con vela al terzo.
Cockshott non poteva certo immaginare quale successo avrebbe avuto la sua creatura.
Economico, maneggevole, adatto al diporto nautico, il Dinghy 12’ non tardò a diffondersi. Sotto vela, infatti, il Dinghy si rivelò imbarcazione molto tecnica e raffinata e, divenuto nel 1919 la prima “International Class”, venne scelto nel 1920 e nel 1928 alle Olimpiadi quale classe “en solitarie”.
Proprio l’ esperienza dei velisti italiani che vengono selezionati per le Olimpiadi di quegli anni la introduce nel nostro Paese, dove le prime imbarcazioni sono costruite nel 1929 e si tiene, nel 1931, il primo Campionato Italiano.
Per oltre trent’ anni il Dinghy 12’ reciterà un ruolo determinante nello sport velico nazionale, e, in particolare, per la formazione dei più giovani.
Dopo la crisi degli anni sessanta, nel 1969 venne fondata l’ Associazione Italiana Classe Dinghy 12’, e da allora l’ incremento degli armatori e dei regatanti è stato continuo.
Nessuna classe ha avuto in Italia un numero maggiore di campionati nazionali disputati (nel 2010 saremo al 74°), e sono pochissime quelle che possono vantare una così grande adesione.
Ogni anno oltre 200 timonieri partecipano alle regate nazionali, zonali e locali - da Lugano a Palermo - sui loro scafi in legno e vetroresina.
Per gli amanti della tradizione l’'Associazione organizza anche una ”Sezione Classici” che riunisce gli armatori dei “ legni”, ma tutti i dinghisti sono egualmente legati dall’ amore per la loro barca e vivono come una vera festa tutte le occasioni di incontro e competizione.
E questo li rende … speciali: il Dinghy non plana, ma riserva grandi soddisfazioni a chi vi si applica con costanza e passione.
La conduzione in regata richiede capacità tecniche e tattiche di prim’ ordine, ma tra di noi non c’è spazio per chi … ha un malinteso senso dell’ agonismo.
I dinghisti apprezzano come pochi altri il fair play e il gusto della competizione velica “tradizionale”, praticata da veri sportivi e da amanti della vela e della compagnia: ecco perché il Dinghy 12’ è oggi oramai la deriva preferita di chi cerca un “approdo” definitivo e la barca della propria maturità tecnica e agonistica.
Testo via Associazione Italiana Classe Dinghy 12 piedi
Illustrazione di Luca Ferron
Etichette: AV History, AV Lifestyle
lunedì 7 dicembre 2009

La Hamilton Watch Company è stata fondata a Lancaster, in Pennsylvania nel 1892. La sua prima serie di orologi da tasca, la Broadway Limited, è diventata famosa con il nome di “Watch of Railroad Accuracy” (“orologi di precisione ferroviaria”). L’ineguagliabile precisione ed affidabilità degli orologi ferroviari Hamilton ha posto fine ad una serie di gravi incidenti ed ha segnato l’inizio di un lungo e continuo viaggio verso il successo nella misurazione dei tempi.
Durante il secondo decennio del ventesimo secolo, la Hamilton ha ottenuto il prestigioso incarico di fornitore dell’esercito americano.
Il primo degli orologi forniti è stato usato dal generale Pershing, soprannominato “Black Jack” ed alle sue truppe che combattevano nelle trincee europee.
Durante la seconda guerra mondiale la Hamilton ha interrotto la produzione di orologi affinché i suoi clienti si concentrassero sulla grande necessità di fornire alle forze armate un totale di un milione di orologi.
Il cronometro marino Hamilton è stato il primo pezzo ad essere prodotto con metodi di produzione moderni e circa 10.000 cronometri marini Hamilton hanno partecipato di prima mano alle operazioni della seconda guerra mondiale.
Il più famoso orologio nella tradizione di casa Hamilton è senza ombra di dubbio il Khaki, al polso delle truppe USA per oltre 20 anni.
“Khaki” deriva dal termine Indù che significa terra o polvere ed è stato a lungo il colore usato per le uniformi.
Inizialmente prodotto solo ad uso militare nel corso degli anni è diventato un oggetto stiloso, ricercato, sopratutto nelle versioni vintage con movimento meccanico a carica manuale.
Per carità niente di prezioso ma un bell'esempio di quell'understatement che ci piace tanto.
Etichette: AV Lifestyle
mercoledì 11 novembre 2009
L'inverno si avvicina e anche se a Nizza il fior fior della vela è ancora in acqua, la neve qui al nord è ormai arrivata alle colline. E allora bisogna cambiare abitudini, modi e tempi per gli allenamenti, prendendo ispirazione da uno che sugli assi, e sono pochissimi, ha vinto in qualsiasi specialità.
Non escluderei che il Freddy, vedendo questo video, applicasse questi metodi anche ai brontoli, o almeno al timoniere.
Etichette: AV Lifestyle
martedì 10 novembre 2009

Corto Maltese è un personaggio dei fumetti, un marinaio avventuriero creato dal fumettista e scrittore italiano Hugo Pratt nel 1967.
Corto Maltese è nato a Malta da una gitana andalusa e da un marinaio inglese qualche anno prima del 1980. E' nato fuori dal matrimonio perchè sua madre, la famosa e bellissima Nina de Gibraltar, puttana di professione, era sempre troppo occupata per poter pensare al matrimonio. Corto Maltese è dunque un bastardo, non il solito bastardo avvilito all'idea di essere figlio di nessuno o dell'ignobile conte ottocentesco del romanzo di appendice, ma un bastardo contento della propria condizione e, tutto sommato, molto grato ai genitori di averlo messo al mondo.
Del resto il padre e la madre del Corto Maltese, se non pensarono a legittimare in qualche modo la sua nascita, diedero al figlio molte altre cose. La madre gli comunicò il proprio carattere zingaresco e l'amore per la libertà e la cultura dell'ambiente in cui era cresciuta, una cultura fatta di elementi magici, di carte da gioco così stregate da conoscere i segreti del passato e del futuro di chiunque le consultasse, di lettura dei segni della mano, di castanelas e di chitarre, di bizzarre abitudini che i gitani avevano ereditato dai mori che un tempo occupavano la Spagna. Suo padre, sebbene capitasse a Malta di tanto in tanto e ripartisse dopo brevi soggiorni, non dovette essere meno generoso della madre nell'educazione del figlio.
Era nato in Cornovaglia, terra di stregoni, di pirati, di corvi, di fate, di fantasmi lazzaroni e tutte le volte che parlava con il figlio o gli dava una sberla o gli faceva una carezza doveva comunicargli, magari senza saperlo, qualcosa del mondo celtico da cui proveniva. Il padre e la madre del Corto Maltese probabilmente ignoravano che il loro figlio sarebbe diventato un giorno un personaggio di Hugo Pratt, eppure si direbbe che in qualche modo dovessero intuirlo perchè si curarono di dargli proprio quel tipo di educazione fuori dalle regole, clandestina, fantasiosa, assolutamente priva di scopo e carnosa come una cosa commestibile di cui lo stesso Hugo Pratt è una specie di campione. Quanto all'educazione ufficiale - leggere, scrivere, far di conto, storia, geografia etc. - Corto Maltese la ricevette da uno degli amanti di sua madre, il rabbino di Malta, che si affezionò al ragazzo e lo fece studiare gratis in un collegio ebraico.
Corto Maltese chiudeva un occhio quando vedeva il rabbino sgusciar via dal collegio di notte. Sapeva che andava da sua madre ma non ci faceva molto caso. Al contrario. Intuiva, magari confusamente, che anche questo lo avrebbe aiutato a diventare quel personaggio che sarebbe diventato. Perchè Corto Maltese aveva deciso di diventare un personaggio. Con un padre e con una madre come i suoi, con le sue conoscenze che andavano dal rabbino di Malta ai soldati della guarnigione, ai marinai delle navi di passaggio che fequentavano la Nina de Gibraltar, con il sangue mitico che aveva nelle vene e che gli veniva dagli antenati celtici e gitani, non doveva riuscirgli troppo difficile. Naturalmente sarebbe diventato un personaggio di avventura, non soltanto perchè l'avventura gli era congeniale, ma anche perchè la dimensione avventurosa gli pareva l'unica che meritasse di essere vissuta. Cominciò a leggere i libri di Conrad, Stevenson, Melville, Jack London e scoprì che quei libri meravigliosi non erano in realtà soltanto libri, ma costituivano una specie di immenso continente pieno di foreste di mari di fiumi e montagne che si potevano penetrare navigare o scavalcare. In virtù delle sue doti magiche lesse anche molti libri che non erano ancora stati scritti e molti fumetti che non erano ancora stati inventati come ad esempio Sotto la bandiera del re della Jungla e La Rondine dei mari e i Junglemen e il primo Terry e i Pirati. Vide anche molti film durante lunghe sedute in quello o quell'altro cinema o passando da un cinema all'altro anche due o tre volte in una giornata. Non era strettamente necessario che i film fossero belli. Bastava che fossero di buon livello artigianale e che avessero dei buoni spunti avventurosi. Il Corto restava altrettanto colpito da film d'arte come Tabù e da film di puro divertimento come La Strega Rossa con John Wayne. La Nina de Gibraltar era molto orgogliosa di suo figlio. Alto un metro e ottanta già a quindici anni (si sarebbe però fermato a quella statura) bruno, con zigomi alti e labbra spesse, un anello all'orecchio sinistro, Corto Maltese aveva un'aria piratesca e romantica che piaceva a tutti. Del suo sangue anglosassone non c'era traccia fisica evidente. Tuttavia la calma, il senso dell'umorismo, l'ironia esercitata non tanto nei confronti del prossimo quanto nei propri confronti, rivelava che Corto Maltese era anche figlio della convenzione britannica.
Sebbene passasse tutte quelle ore al cinema e leggesse tutti quei libri di avventura, Corto Maltese non era soltanto un sognatore, ma anche un uomo d'azione e un bravo marinaio. La Nina de Gibraltar sapeva che quando Corto Maltese se ne sarebbe andato per il mondo da solo se la sarebbe cavata molto bene. Sapeva però anche la Nina de Gibraltar che una gran fortuna Corto Maltese non l'avrebbe avuta mai. Infatti sul palmo della mano sinistra del figlio la linea della fortuna mancava.
Anche Corto Maltese se ne era accorto ma se ne infischiava. La madre invece era preoccupata. Chissà quali sciagure si nascondevano sotto quel palmo senza pieghe, chissà quanti eventi sfortunati.
Un giorno la Nina de Gibraltar disse al figlio di stare in guardia perchè la fortuna, a giudicare dalla mano, non lo avrebbe aiutato molto. Corto Maltese si mise a ridere: "No te preocupes, Nina", le disse, "la fortuna me la faccio io". Prese un rasoio da barba e lì sul palmo della mano dove avrebbe dovuto trovarsi la linea della fortuna tracciò un profondo solco sanguinoso. Poi partì e per molti anni la Nina de Gibraltar ebbe da lui soltanto notizie frammentarie. Una lettera dai Caraibi, un'altra da Hong Kong, un'altra dalla Russia. In una di queste lettere Corto Maltese raccontava alla madre che a Port Arthur aveva incontrato Jack London, uno dei suoi romanzieri preferiti. In un'altra diceva di aver conosciuto in una località della Russia un giovane che si faceva chiamare Stalin. La Nina de Gibraltar era molto lieta che il figlio facesse tutte quelle amicizie altolocate e cessò di preoccuparsi per lui anche quando il figlio smise di scriverle. Qualche anno dopo l'ultima lettera un marinaio di passaggio raccontò alla Nina de Gibraltar che il Corto Maltese aveva posseduto una goletta chiamata Le tre sante Marie e che questa goletta era andata a fracassarsi contro un atollo dei mari del sud durante una tempesta.
Dopo di ciò del Corto Maltese non si seppe più nulla per molto tempo. Un giorno però - la prima guerra mondiale era scoppiata da poco - un catamarano che navigava al largo delle isole Fiji avvistò un uomo in mare. Era Corto Maltese che come John Wayne nella Strega Rossa andava alla deriva legato ad una zattera. Corto Maltese fu issato a bordo e fu così che entrò per la prima volta in una storia a fumetti perchè l'oceano nelle cui acque era arrivato, la zattera, il catamarano e il Capitano Rasputin che lo aveva fatto issare a bordo e gli altri membri dell'equipaggio facevano parte appunto di una storia a fumetti di Hugo Pratt intitolata Una ballata del mare salato. Da allora Corto Maltese domina come un gigante nel fumetto di avventura. Capitano senza battello e vagabondo solitario passa da un momento all' altro della prima guerra mondiale con l'aria di tenere soltanto per se stesso ma in realtà frantumandosi mille volte al giorno nei problemi degli altri.
Sul palmo sinistro della mano ha ancora la cicatrice che indica una falsa linea della fortuna. In realtà, di fortuna ne ha avuto poca. Le cose che conquista gli sfuggono dalle mani così regolarmente che si ha il sospetto che sia proprio lui a lasciarsele sfuggire apposta. In realtà, l'unica cosa che gli importi è di recitare una parte nel mondo dell'avventura. Non per niente Hugo Pratt che lo conosce molto bene comincia così una delle sue avventure: "Corto Maltese riposava pigramente sull'unica veranda della pensione Java, a Paramabiro (Guyana Olandese). Si vedeva subito che era un uomo del destino. Accese con gesto misurato uno dei suoi sottili sigari che vengono fumati soltanto in Brasile o a New Orleans. Stava recitando per un pubblico invisibile....".
(Alberto Ongaro)
Etichette: AV Lifestyle
giovedì 22 ottobre 2009

Adidas rivoluzionò il mondo del running con l'introduzione della Micropacer nel 1984 La scarpa portò più innovazioni di quelle che un qualsiasi utente MS DOS avrebbe mai potuto immaginare.
Il micro computer che funzionava da contapassi e cronometro con schermo LCD è conservato tuttora al museo della storia del computer a Mountain View, CA.
Il sensore entrava in funzione nel momento in cui aveva inizio la fase di volo con il distacco del piede sinistro dal terreno ed era in grado di rilevare distanza , media del passo e calorie consumate.
Esteticamente, in confronto alle scarpe tradizionali, parevano venire da un altro pianeta, la linguetta coprilacci e la colorazione argentata erano particolari ancora sconosciuti al mondo delle sneaker.
Adidas interruppe la produzione nel 1987, salvo riproporle dal 2001 in varie colorazioni tutte rigorosamente abbellite da scatole che vanno dal mogano all’alluminio, le quali non fanno altro che arricchire ancora di più l’oggetto da collezionare.
Etichette: AV Lifestyle
mercoledì 14 ottobre 2009

Presentata il 16 marzo 1961 al Salone di Ginevra, e appena due settimane più tardi sbarcata a New York, la Jagua E-Type riscosse fin da subito un apprezzamento straordinario, rivolto tanto alle sue forme originali, eleganti e flessuose - scaturite dal talento del progettista Malcom Sayer - quanto alle modernissime soluzioni tecniche adottate:
quattro freni a disco, sospensioni posteriori indipendenti, telaio monoscocca.
Il motore era un potentissimo 6 cilindri, capace di spingere 265 cavalli di potenza e di far raggiungere all'aerodinamica vettura una velocità di 250 km orari.
Agli esordi la E-Type era offerta in due modelli, covertibile (molto amato in america) e coupè; poi si aggiunse anche la versione 2+2 ma nei sedili posteriori, come in ogni sportiva che si rispetti, si stava parecchio accartocciati.
La linea così in anticipo sui tempi consenti all'E-Type di rimanere in voga per quasi quindici anni e quando la produzione , dopo oltre 72 mila esemplari realizzati, si manifestò fin da subito il fenomeno di un appassionato e accanito collezionismo, con tanto di officine specializzate nel restauro o nella vera e propria costruzione di repliche fedelissime.
In virtù dell'eleganza e del fascino futuribile che emanava la Jaguar E-Type comparve in alcuni episodi di tutti i telefilm più importanti degli anni '60:
Agente Speciale, Simon Templar, Attenti a quei due, Man in a suitcase, Gideon's way e Il Prigioniero.
Fu scelta per ruoli non secondari in numerosi film, da Casino Royale (il primo James Bond) a Giulietta degli spiriti di Federico Fellini , per finire in tempi recenti, orribilmente dipinta con i colori della bandiera inglese, nelle mani della parodistica spia Austin Powers.
Ma per gli italiani la Jaguar E-Type coupè, prima serie, nera, senza eccezioni è sempre stata sopratutto la "macchina di Diabolik", equipaggiata con invisibili accessori, dispositivi e trucchi talmente sofisticati da far impallidire le diavolerie montate sulle vetture di 007, e allo stesso tempo perfetta per una gita romantica in compagnia di eva Kant.
magari con una deviazione finale nei pressi della banca centrale di Clerville
Articolo a firma Marco Pierini pubblicato su GQ - Ottobre 2009
Etichette: AV Lifestyle
domenica 4 ottobre 2009


LA BIRRA SIMBOLO DI DUBLINO COMPIE 250 ANNI, GLIENE RESTANO NOVEMILA (QUASI)
Il rituale rigoroso della spillatura, 119 secondi e mezzo in cui la schiuma si accomoda in superficie e svela il rosso rubino del corpo.
Un'attesa dolce, un'agonia persino desiderabile, il preludio della pinta perfetta.
Poi, finalmente, quel gusto asciutto e maltato, il solletico in gola, la sintonia delle note di caffè e liquirizia che zittiscono la sete.
Altro che birra, la Guinness è una maestra di sapore con alle spalle, quest'anno, 250 primavere:
E' senza dubbio costume, se non uno stile, almeno un pezzetto di vita.
E' cultura liquida da consumare in vetro alla temperatura giusta, il Colosseo e insieme il Louvre dell'Isola verde.
A Dublino la producono dal 1759, sempre con la stessa ricetta a base di acqua della Wicklow Mountains, orzo e lupolo, con l'aggiunta di un velo di mistero, l'immancabile ingrediente segreto, il lievito secondo Arthur Guinness.
Il mito è nato nella sua testa quando aveva 34 anni, pochi soldi e la voglia di interrompere lo strapotere spaccafegato di whisky e gin.
Doveva inventare un'alternativa per le serate degli operai e la trovò nella birra stout, scura, con appena quattro gradi o poco più.
Non era per niente annunciato, ma fu un trionfo:
10 anni dopo arrivarono i primi ordini dall'Inghilterra, oggi viene bevuta in 150 paesi, ogni giorno in 10 milioni di pinte.
Ha estimatori ovunque, a Hollywood tanto per cominciare:
Tra i suoi fan ci sono Matt Damon, Russell Crowe e Gwyneth Paltrow; Daniel Craig con la scusa che la guinness non ha nemmeno una traccia di grasso, ne ha trangugiato boccali e boccali mentre si scolpiva il fisico per interpretare James Bond, godendosi il lusso di mandare a quel paese ogni senso di colpa.
Decisamente maggiore è il debito contratto dagli U2, scoperti nel 1977 grazie a una ricerca di talenti promossa proprio dal marchio con l'arpa celtica.
Il suo sapersi porre come una di famiglia dipende da questa ed altre iniziative di contorno, come le decine di spot pubblicitari:
Quelli attuali a volte trasgressivi, e quelli storici, firmati John Gilroy, in cui i tucani, impensabile orgoglio nazionale, svolazzano con le pinte in equilibrio sul becco.
E' stato invece Sir Hugh Beaver, alla guida del gruppo negli anni '50, ad avere l'intuizione di raccogliere in un libro tutti i tipi di record.
Di lì a poco il "Guinness dei Primati" avrebbe fatto il suo ingresso trionfale sugli scaffali.
Intanto, in ogni pub irlandese che si rispetti, come il "Brazen Head" citato nell'Ulisse di Joyce, gli habituè sono felici di offrire una pinta ai nuovi arrivati in segno di ospitalità.
Succede da 250 anni, da quando Arthur Guinness concluse l'affare della sua vita affittando il birrificio abbandonato di St. James Gate per 9mila anni e un canone di appena 45 sterline.
Succederà ancora, dunque, come minimo per altri 8.750 anni.
N. B. : chi ha avuto la pazienza di leggere tutto potrebbe pensare:
"hai visto ... anche il Pacio ha imparato a scrivere".
Ahimè non è così, l'articolo di autore non noto è ripreso integralmente da First, il nuovo mensile di Panorama.
Perchè qui?
Al solito senza motivo dominante, ci piaceva, ci piace farci prendere dalla stupidera e stupirvi ogni tanto.
Ci piace a tal punto che questo è il primo articolo della nuova rubrica AV lifestyle, quella con cui di tanto in tanto vi parleremo d'altro....
Etichette: AV Lifestyle
